
Tempo di percorrenza: 2 ore
Dislivello: 287 metri
Difficoltà: impegnativo. Per il dislivello, per l’altitudine e per i cambiamenti climatici molto rapidi
Itinerario didattico-ambientale con partenza da Pian Cavallaro (1878 metri), ha carattere geomorfologico e consente di salire a 2.165 metri di quota, raggiungendo così la vetta più elevata dell’Appennino settentrionale, il Monte Cimone. Per il contesto particolare, è sconsigliato in inverno.
Per raggiungere Pian Cavallaro, si seguono da Sestola le indicazioni per Pian del Falco, Passo del Lupo e Lago della Ninfa, arrivati qui si può salire per la strada militare di servizio o per il sentiero 13 del Comune di Sestola, oppure ancora andare a Passo del Lupo e imboccare il sentiero CAI 449. Il ritorno a Pian Cavallaro è previsto attraverso il CAI 441, in un tratto chiamato “direttissima”.
Sulla vetta è presente dal 1947 una base del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e dal 1991 un laboratorio del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. È da qui che è possibile abbracciare con lo sguardo la Pianura Padana, e in giornate particolarmente limpide le Alpi Bernesi a nord, il Monviso a ovest, il Monte Nevoso a est in Istria, il Terminillo a sud, il Monte Quercitella in Corsica, a sud-ovest.
Il Monte Cimone è un “monte con le gambe all’aria”: la sua sommità è costituta da strati di arenaria macigno, vale a dire da rocce formatesi dal deposito di detriti trasportati dalle acque. Gli strati sono intercalati da livelli di limo e di argille. Inclinati a nord ovest, tali strati risultano rovesciati rispetto alla giacitura originaria, da qui la definizione. Raggiungerne la cima ha sempre rappresentato, nell’antichità, una sfida, testimoniata già da oggetti risalenti al neo-enolitico (2.000 a.C.), da monete risalenti alla Roma imperiale e a quella repubblicana, fino alle prime ascensioni documentate: nel 1569 ad opera del Conte Montecuccoli e nel 1655 con la prima misurazione dell’altezza grazie ai padri Riccioni Grimaldi. Anticamente il monte era chiamato Alpe de Lona o Alpe de Nona (XIII secolo), per poi diventare Monte Orientale e infine Monte Cimone, per la sua cima spaziosa. Nel 1888, dopo lunghi studi e diversi tentativi, fu terminata la Torre Osservatorio, di forma esagonale e alta 14 metri, all’interno della quale funzionarono un termoigrografo (strumento per registrare su una sola cartina la temperatura e l’umidità dell’aria) e l’eliofanografo, che registrava la durata giornaliera della luce solare. Caduta in disuso, fu abbandonata e distrutta durante l’ultima guerra.
La presenza delle strutture dell’Aeronautica Militare e del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha consentito negli anni lo sviluppo e la messa in opera di diverse forme di studio atmosferico. Dall’inquinamento all’analisi delle piogge acide, dalla misurazione di CO2 e di altri composti gassosi a quelle delle PM10 e dell’ozono troposferico (la troposfera è quella parte di atmosfera compresa tra la superficie terrestre e 10-15 km di quota, vale a dire la parte dove hanno luogo i principali fenomeni meteorologiche), sono diverse le attività che fanno oggi della zona una delle più importanti stazioni d’alta montagna per lo studio dell’atmosfera e delle sue mutazioni, con la partecipazione a diversi progetti di ricerca internazionali. Già dal 1979, per esempio, le misurazioni di CO2 effettuate dall’Aeronautica Militare sono parte della GAW (l’osservatorio globale dell’atmosfera) del WMO (l’organizzazione meteorologica mondiale), ossia l’organismo che controlla lo stato di salute dell’atmosfera terrestre. Ma il Monte Cimone è anche una delle 59 stazioni del mondo ad inserire i valori di concentrazione di ozono superficiale misurati dal CNR nel WDCGG (il data base mondiale dei gas serra).