
Tempo di percorrenza: 3 ore
Dislivello: 240 metri
Difficoltà: agevole. È un itinerario in saliscendi su terreno evidente
Si tratta di un itinerario a carattere etnografico consigliato tutto l’anno, con partenza da Roncadello di Sopra (1286 metri), raggiungibile da Frassinoro dopo aver superato Madonna di Pietravolta.
Interamente concepito lungo il tracciato della Via Bibulca CAI 599, il percorso attraversa Prati Fiorentini e Prati di San Geminiano fino al Passo delle Radici, con un tratto in comune con il Sentiero Matilde che confluisce dal Reggiano partendo da Canossa. Il cuore dell’itinerario è dunque quella che nell’Alto Medioevo rappresentava un’importante strada di comunicazione tra Modena e la Toscana, la Via Bibulca: in particolare, la si percorre nel tratto che lambisce il valico a ridosso dello spartiacque tosco-emiliano. Citata per la prima volta in un documento del IX secolo con il nome di Via Nuova, divenne Bibulca perché consentiva il passaggio di due buoi, con una larghezza notevole per l’epoca. Ludovico Ariosto percorse varie volte la Via Bibulca quando era Governatore di Castelnuovo Garfagnana, e la definì “strada iniqua”, perché vi incrociava spesso il brigante Gian Giacomo Cantelli di Frassinoro. Con la costruzione di Via Vandelli e successivamente di Via Giardini, la Via Bibulca fu definitivamente abbandonata.
Tra i punti di interesse dell’itinerario, si parte da Roncadello di Sopra, che deriva il suo nome dall’incombente Monte Roncadello (1359 metri), e nei pressi del quale si trova la località La Canalaccia con l’oratorio del 1748 dedicato a S.Antonio.
Lungo il tragitto, si arriva al Colle del Morto (1322 metri), il cui triste nome deriva dal ritrovamento del corpo di un soldato, ucciso in uno scontro tra la popolazione locale e le truppe napoleoniche. Con l’istituzione della leva obbligatoria durante l’epoca napoleonica, nacque il fenomeno del brigantaggio come rifugio nell’illegalità dei giovani montanari renitenti.
Il Rifugio Prati Fiorentini (1356 metri), che prende il nome dalla località un tempo posseduta da fiorentini che la utilizzavano per i pascoli, è oggi punto di partenza per il comprensorio per lo sci di fondo, Centro Fondo Boscoreale.
Si arriva poi ai Prati di San Geminiano (1456 metri). Qui sorgeva all’interno della Selva Romanesca un ospitale per il ricovero e l’assistenza ai viandanti che transitavano lungo la Via Bibulca. Menzionato per la prima volta nel 1105, l’ospitale decadde nel XIII secolo fino ad essere riedificato nel 1488.
È del 1632 invece l’oratorio, più volte restaurato, al fianco del quale c’è la leggendaria fontana di San Geminiano. Secondo la tradizione, quando Geminiano di Cognento fu prescelto dal popolo e dal clero come successore del vescovo, si ritirò qui, sentendosi inadeguato al ruolo. Convinto in seguito da San Pellegrino ad accettare l’incarico, San Geminiano espresse il desiderio di avere sempre una fonte pura come quella all’interno della Selva Romanesca, cosa che secondo la narrazione avvenne, perchè la vena d’acqua lo seguì. Oggi la fonte miracolosa di San Geminiano si trova nell’area del Santuario di Cognento.